Negli ultimi giorni di ottobre è stato avvistato mentre nuotava pressoché in superficie all’interno dell’area marina protetta, un esemplare di mobula (Mobula mobular), un pesce cartilagineo simile alle ben più famose mante che vivono nei mari caldi.
Per essere precisi va detto che la manta appartiene all’ordine dei raiformi, mentre la mobula appartiene a quello dei miliobatiformi e si distingue per avere la bocca in posizione ventrale ed i denti su entrambe le mascelle.
Tra i tanti nomi dati a questo pesce il più ispirato è “diavolo di mare”, per via delle “corna” che sembra avere in cima al capo. Altri nomi usati sono “pesce diavolo minore”, “cefalottera” o anche, in Liguria, “pesce vacca”.
Questo pesce vive oltre che nel Mediterraneo anche nell’area orientale dell’Oceano Atlantico, sino alle Isole Britanniche.
Si muove in acqua con estrema eleganza, tanto che sembra “volare”. È comunque un pesce tranquillo ed inoffensivo, anche se alla base della coda è dotato di un aculeo.
Non si tratta di un pesce comune e quindi un suo avvistamento vicino alla costa può essere considerato un evento eccezionale.
Intorno agli anni 70 ne fu pescato un grosso esemplare all’interno della Tonnarella di Camogli, ma oggi la maggiore consapevolezza dei pescatori professionisti fa si che essi si rendano conto da un lato della rarità di questo pesce e dall’altro della sua scarsa importanza gastronomica, liberandolo in caso di cattura.
La mobula può arrivare a superare i cinque metri di lunghezza, i quattro metri e mezzo di larghezza e il peso di nove quintali.
È caratteristica per le due “corna” anteriori: le pinne cefaliche, che servono per meglio convogliare la corrente d’acqua verso la bocca.
Si ciba di zooplancton, in particolare di piccoli crostacei che appartengono all’ordine degli Eufausiacei.