Già in epoca preistorica, come vedremo più avanti i Liguri si dedicavano all'agricoltura, vivendo in villaggi posti sui castellari, creando, per poter coltivare la terra e aumentarne la superficie, fasce trattenute da muretti a secco. Con il tempo nacquero borghi costieri e le popolazioni e agglomerati urbani e le popolazioni si dedicarono ad altre attività, prima tra tutte la pesca.
Qualche secolo fa gran parte delle famiglie che coltivavano un fondo agricolo sul Promontorio di Portofino non ne erano proprietarie e vivevano in condizioni economiche estremamente disagiate. Questa situazione, prima dell'istituzione della mezzadria, era ancora più accentuata e provocata da una legge che riservava al proprietario del fondo i due terzi del raccolto (olive, uva e talvolta frutta), coltivazioni orticole escluse, e le parti migliori (tronco) della legna tagliata nel bosco affidato alle cure del contadino.

Che l'agricoltura fosse un'attività poco remunerativa rispetto ad altre lo dimostra il fatto che tra i proprietari dei fondi agricoli c'erano sì benestanti locali ma anche armatori, che li acqustarono con i proventi derivanti dalla propria attività marittima, associando ad essa l'attività commerciale sul territorio legata alla produzione di olio e di vino derivati dai prodotti coltivati nei fondi agricoli e venduti nelle proprie cantine.
Oggigiorno l'agricoltura viene svolta solo da pochi contadini e buona parte dei fondi sono stati trasformati in ville o abbandonati.
I mugnai
Grazie alla ricchezza di sorgenti che danno origine a piccoli corsi d'acqua perenni, in alcune zone del Promontorio di Portofino furono edificati mulini e frantoi usati per la macinazione di granaglie, castagne e per la molitura delle olive. La zona in cui esisteva le maggior parte dei mulini è la valle che si estende alle spalle dell'abitato di Paraggi nella quale scorre il torrente dell'acquaviva che, anche in estate, mantiene una buona portata idrica. Il posizionamento dei mulini dava il vantaggio di poter trasportare i prodotti da macinare via mare. Tra gli altri prodotti i mugnai provvedevano a macinare la corteccia di pino che veniva poi utilizzata per la concia e per evitare il deterioramento delle reti dei pescatori.
I Maestri d'ascia e i Boscaioli
La forte vocazione marinara dei borghi del golfo Paradiso e del golfo Tigullio e la vicinanza con Genova, città marinara per eccellenza, fece sì che si sviluppasse un'industria cantieristica piuttosto importante. Ancora oggi esistono numerosi cantieri navali che non producono più barche da pesca ma motoscafi e yacht. La lavorazione del legno in passato aveva una grandissima importanza e necessitava di maestranze esperte come i maestri d'ascia che si formavano a bottega grazie ad esperienze artigianali tramandate.
Gli artigiani spesso si procuravano il legname da boscaioli liguri. Quest'ultimi divenivano esperti collaboratori in grado di individuare gli alberi migliori, soprattutto rovere, dai quali si potevano ricavare le diverse parti dello scafo di un'imbarcazione. Addirittura gli alberi venivano modellati durante la loro crescita, piegandoli grazie a pesi e corde e facendoli crescere storti. Lo sfruttamento dei boschi portò in epoche remote a gravi disboscamenti e ne fecero le spese alcuni monti di Genova oggi coperti da distese d'erba. In epoche più recenti per evitare nuovi disboscamenti anche legati all'aumento delle attività industriali che utilizzavano legname vennero emanate leggi a tutela del patrimonio boschivo.

Le carbonine e gli essicatoi
Il Promontorio di Portofino come del resto altre zone di Liguria e d'Italia è stato sempre una grande risorsa per chi praticava l'agricoltura. Quasi tutti i fondi agricoli avevano annesse anche porzioni di bosco, che consentivano alle famiglie contadine l'accesso a risorse quali il legno, importante fonte di energia, e le castagne, cibo importantissimo per la stagione invernale e chiamato anche pane dei poveri, la cui coltivazione veniva realizzata a scapito di piante locali come il leccio. Dal canto suo anche questa quercia produceva ghiande, utili per l'alimentazione dei maiali ed era quindi importante, anche se indirettamente, per la sopravvivenza.
Di tanto in tanto porzioni di bosco venivano tagliate (bosco ceduo), per produrre legna, e, con i pezzi più piccoli, carbone di legna. Quest'ultimo necessitava di un procedimento di combustione parziale che durava alcuni giorni. Al termine il legno diventava leggero e carbonizzato e un ottimo combustibile. In uno spiazzo nel bosco veniva realizzata con cura una catasta di pezzi di legna a forma di cono rovesciato. Alla fine si dava fuoco alla pira e la si ricopriva di terra, lasciando aperto un foro al centro attraverso il quale si inserivano pezzi di legna per alimentare il fuoco, sino a quando, dopo alcuni giorni, non veniva deciso di smontare la catasta. La carbonina aveva spesso un sistema di sfiatatoi laterali per una corretta combustione ma poteva capitare che, se veniva realizzata in zone troppo ventilate, tutta la catasta prendesse fuoco rendendo vano il lavoro svolto.
I contadini durante l'autunno raccoglievano le castagne nei boschi a loro affidati ma per poterle portare al mulino e ricavarne ottima farina dovevano essicarle ponendole sul graticcio di un essicatoio per molti giorni (10-30), al di sotto del quale ardeva un fuoco lento ma continuo, allo scopo di provocare l'avaporazione dell'acqua.
Gli essicatoi per una questione pratica erano spesso costruiti vicino al castagneto.
Capitolo precedente Capitolo successivo