Intorno al millecinquecento i Turchi stavano diventando una nuova potenza che si affacciava sul mediterraneo. Ad Aroudji Barbarossa, contro cui Andrea Doria aveva combattuto, successe suo fratello Khair-Ad-Din, anch'esso detto il Barbarossa, egualmente esperto ma molto astuto. Greco di nascita, dopo vari atti di pirateria terminò la sua carriera divenendo nel 1533 l'ammiraglio della flotta ottomana, Nell'anno 1531 molte notizie stavano arrivando sul suo conto a Genova come quelle relative alla conquista di Algeri e dei preparativi per attaccare Cadice; tra l'altro aveva sconfitto due armate spagnole che avevano il compito di catturarlo. Contemporaneamente si sparse anche la voce di un probabile ingresso in Europa del Sultano Solimano II con un esercito di 500 mila soldati, ma di certo si sapeva che 35 fruste corsare erano in Tirreno e potevano in qualsiasi momento attaccare navi e borghi costieri. Tutte queste notizie allarmarono la popolazione. Si corse così ai ripari: Genova armò 6 nuove galee e, per formare l'equipaggio, la Podesteria di Rapallo, di cui faceva parte anche il quartiere di Pescino, rese disponibili 30 uomini mentre lungo tutta la costa si fissarono posti di guardia, come a Paraggi, Scalo della Cervara, Pedale, Spiaggia D'Arze, Torretta, Molo e Ghiaia, all'interno di apposite casette o in capanne realizzate per l'occasione. In ogni posto di guardia dovevano esservi tre sentinelle di notte e due di giorno. In modo simile si organizzarono punti di guardia anche in Camogli e Recco. Alla Cervara, inoltre ci si preoccupò di fortificare le difese.
Nell'anno 1534 nuove notizie di saccheggi giungono dal sud Italia per cui il Senato della Repubblica di Genova da ordine di raddoppiare la vigilanza e di tenersi pronti a far segnali in casi di avvistamento (Fumate di giorno e fuochi di notte).
Nell'anno 1540 Khair-Ad-Din nominò suo luogotenente Dragut che si dedicò a razziare le coste liguri. Alcuni corallari di Pescino caddero nelle sue mani mentre facevano ritorno dalla Corsica. Allora Andrea Doria mandò suo nipote Giannettino con 21 galee ottimamente armate contro il corsaro che fu sconfitto, catturato e imprigionato a Genova. Purtroppo il Doria, ed è questa una pagina triste della storia Ligure, lasciò libero Dragut, contro il pagamento di un riscatto, che fu quindi rimesso in condizione di terrorizzare le popolazioni costiere.
Non ci è dato sapere se vi fossero intese tra Andrea Doria e Carlo V, da un lato, e Khair-Ad-Dinh dall'altro. Tuttavia al largo di Prevesa nel Mar Ionio nel 1538, l'ammiraglio, al comando delle navi dell'Imperatore, si rifiutò di dare battaglia ai Turchi, indignando i Veneziani che erano presenti con le loro galee.
Nella battaglia di Lepanto del 1571 fu Gianandrea, figlio di Giannettino Doria, forse per salvare le galee di sua proprietà, a non combattere se non in maniera limitata contro i barbareschi, dopo che Venezia e le navi pontificie si erano fatte onore annientando l'armata Turca. A dire il vero il comportamento del Doria in questo caso, cosa non irrilevante, poteva essere stato motivato dal fatto che il suo schieramento aveva di fronte molte più galee nemiche rispetto agli altri alleati. In generale però questi episodi offuscano certamente l'immagine del Doria, uomo ricchissimo e potente per l'epoca, e della sua discendenza. Passò qualche anno dalla liberazione di Dragut e si arrivò alla rovinosissima invasione di Rapallo del 4 luglio 1549 operata dallo stesso corsaro. Fu un azione improvvisa ma non inaspettata e facilitata dalla situazione interna del borgo che a causa di agitazioni interne non aveva predisposto né guardie né sistemi di difesa né, tantomeno, l'allontanamento sui monti dei vecchi, delle donne e dei bambini. Inoltre Dragut disponeva di prigionieri locali in grado, dietro minaccia, di guidare le navi nemiche e di indicare i punti in cui sbarcare. Vi furono morti e furono saccheggiati gli averi dei rapallesi e più di cento fanciulle vennero catturate e ridotte in schiavitù.

le fortezze difensive costiere costruite lungo la costa hanno aspetto simile
L'attività dei corsari si sviluppava anche in maniera subdola. Nel 1550 alcuni di essi non visti dai guardacoste s'impossessarono di un veliero, tirato a secco sulla spiaggia di Paraggi. L'imbarcazione, denominata Paraggin, la mattina seguente fu guidata verso le spiagge di Pescino, senza destare sospetti perché portava un nome conosciuto, e così all'insaputa dei locali i pirati poterono far razzia di ostaggi da vendere nei paesi barbareschi.
Nel 1557 dopo che Dragut ebbe saccheggiato l'anno prima Monterosso, Coniglia e Vernazza, toccò anche a Recco. Al podestà spettò il compito di scrivere al Senato sulla sciagura, denunciando la mancanza di torri di difesa per il borgo. Torri che si iniziarono a costruire di lì a poco.
Qualche notizia di saccheggi, morte e devastazione si ha anche per Camogli. Giacomo Olcese nella sua Storia di Recco riporta questa cronaca:
E nel 1619 il Capit. Di Recco, Girolamo Sanseverino ai 23 giugno invita il popolo di Recco ad unirsi in Dio in quei tempi dolorosi per combattere i corsari che vanno predando di notte e di giorno e in Camogli e Rapallo è perturbata la pace, tolta la tranquillità, manomesse le chiese, violate le vergini, uccisi i ragazzi
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Le tracce di un passato in cui era frequente la minaccia delle incursioni da parte dei pirati si vedono oggi lungo la costa; sono infatti numerose le fortificazioni, come il Castello della Dragonara, quello di Paraggi, trasformato in abitazione e quello di S. Margherita Ligure, sullo scoglio di S. Temo, poi ancora la torretta e la torre di avvistamento dei Doria a S. Fruttuoso di Camogli.

A destra la torre detta anche di Andrea Doria, fatta costruire a S. Fruttuoso dal grande ammiraglio intorno al 1530 e terminata dopo la sua morte. A sinistra la torretta fatta costruire nel 1561 dalla Repubblica di Genova. Entrambe avevano il compito di difendere il borgo dalle incursioni dei corsari.
L'acquata di Capodimonte
Più che per una difesa vera e propria del borgo le torri del sistema difensivo di S. Fruttuoso vennero costruite per impedire ai pirati di fermarsi a fare rifornimento di acqua. In realtà questi attaccarono i borghi vicini come Rapallo.
Non è provato ma pare vi fosse quasi un patto di non belligeranza tra gli abitanti e i corsari. Questi ultimi poi, nel loro intento di raggiungere le sorgenti presenti a S. Fruttuoso e anche in Cala dell'oro, talvolta pare dialogassero con i locali perché nelle insenature spesso si incrociavano le fuste dei primi con i gozzi dei secondi.
Il sistema difensivo, costituito dalle torri, dopo il 1813 fu abbandonato per constatata inutilità
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