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Tra i molluschi gasteropodi ne esistono alcuni di grosse dimensioni, che si osservano spesso nuotare con estrema eleganza nelle acque costiere grazie a delle espansioni del piede (parapodi), fuse tra loro nella parte posteriore dell'animale.
Sono le "lepri di mare", che possono raggiungere la lunghezza di 20 - 25 centimetri.
Le "lepri di mare", non sono sprovviste di conchiglia ma ne possiedono una piccola, fragile e madreperlacea all'interno del mantello.
Si tatta di animali erbivori che prediligono gli ambienti a bassa profondità, ricoperti di alghe fotofile.
Dopo l'accoppiamento, che avviene in primavera, liberano nell'acqua le uova, riunite in cordoni giallastri (spaghetti di mare), una parte delle quali, trasportata dal moto ondoso, finisce sulla battigia.
Anche gli animali adulti talvolta, sorpresi da mareggiate, possono morire finendo spiaggiati sulle spiagge.
Il mollusco. Come si vede dalla foto assomiglia vagamente ad una lepre (foto D'Errico) |
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E' un piccolo pesce completamente rosso anche sulle pinne, con alcune piccole macchie nere nella parte basale della coda. Un particolare che rende l'animale inconfondibile è la colorazione dell'occhio, nera con due linee bianche orizzontali.
Il re di triglie non raggiunge dimensioni rilevanti, non superando i 15 centimetri di lunghezza. Generalmente è facile vederlo in fondali rocciosi o melmosi fino a discrete profondità (intorno ai 150 metri).
In estate raggiunge, in gruppi di alcuni individui, le acque basse per deporre le uova, ed i maschi le tengono in bocca fino alla schiusa.
un piccolo re di triglie (foto Casale) |
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Amante dei fondali ben illuminati, questo riccio è molto diffuso sulle rocce costiere immerse e nei fondi rocciosi, a partire da qualche decimetro di profondità e fino a circa 50 metri di profondità.
L'epiteto "riccio maschio" deriva dal motivo che veniva spesso considerato l'individuo maschile del Paracentrotus lividus, un altro riccio di mare che vive all'incirca nelle stesse zone di fondale. Confusione, tra l'altro, alimentata dal fatto che negli individui di sesso femminile di Arbacia lixula le uova sono poco appariscenti rispetto a quelle di Paracentrotus lividus.
Il "riccio maschio" ha un corpo scuro di 6 - 7 centimetri di diametro e aculei più lunghi di quelli del Paracentrotus lividus.
In generale il colore che assume è molto scuro (nero o blu molto intenso).
Il guscio è appiattito e presenta, come altri ricci di mare, un area boccale dotata di un'organo chiamato "lanterna di Aristotele" che gli consente di raschiare le alghe dal fondale.
E' infatti un animale erbivoro che può mangiare grandi quantità di alghe.
In casi dove si verificano alterazioni ambientali, un eccesso di questi animali può creare una forte diminuzione delle alghe, o addirittura la distruzione totale delle stesse in ambienti confinati come le pozze di marea.
Predilige le alghe corallinacee incrostanti.
Alcuni esemplari di Arbacia lixula. In basso uno che si è ricoperto di alghe
(foto Bava, Massa) |
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Piccolo arbusto della famiglia delle ericacee, il corbezzolo o ciliegio marino cresce all'interno della macchia mediterranea e al limitare dei boschi di leccio.
E' abbastanza comune lungo la costa dell'Area Marina Protetta di Portofino, in zone dove esiste una copertura terrigena ed è minore l'effetto del moto ondoso durante le mareggiate. Per questo motivo si osserva vicino al mare soprattutto nelle due zone C dell'area protetta, mentre lungo il fronte meridionale si può osservare, assieme ad altre essenze, piuttosto in alto sulle falesie rocciose.
E' una pianta che ama i luoghi soleggiati e aridi, ma si sviluppa anche in zone ombrose dove si copre di un bel fogliame verde lucido ma riduce la produzione di fiori e frutti.
Il legno è abbastanza duro e ricoperto da corteccia che si stacca sottoforma di lunghe e sottili lamine.
I suoi fiori, riuniti a grappoli, sono quelli tipici delle ericacee, a campanella, e sono seguiti da frutti prima verdastri poi gialli e infine rossi, dalla superficie coperta di piccoli bitorzoli.
Nel periodo autunnale è abbastanza comune osservare la pianta coperta da fiori e frutti contemporaneamente.
Il nome scientifico della specie (unum edo = uno mangio) è dovuto al fatto che i frutti del corbezzolo possono avere effetti astringenti e contengono un alcaloide in grado di causare gravi inconvenienti in soggetti sensibili, per cui se ne consiglia sempre un uso moderato (qualche bacca).
Tra i parassiti del corbezzolo è degno di nota un bellissimo lepidottero, la ninfa del corbezzolo (Charaxes jasus), che, nella sua fase larvale, si nutre di foglie della pianta. Lo sviluppo del parassita non è mai tale da causare problemi ai corbezzoli del Promontorio di Portofino e, anzi, l'animale è piuttosto raro e difficile da osservare.
Alcune immagini di rami di corbezzolo. In alto i boccioli fiorali e in basso i frutti a diversi stadi di maturazione (foto Massa)
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