Non mancarono atti di altruismo e di eroismo nella popolazione che abitava il Promontorio. Nella primavera del 1855, precisamente il 24 aprile, il piroscafo Inglese Croesus partì da Genova diretto in Crimea, dove, alla guerra contro i Russi da poco partecipavano anche le truppe del Regno di Sardegna a fianco di quelle Inglesi e Francesi. La nave aveva a bordo circa 300 tra ufficiali e soldati del regno, bagagli e muli, e rimorchiava un'altra nave carica di viveri e munizioni. Improvvisamente all'altezza del Promontorio, nelle acque dell'Area Marina Protetta, sul piroscafo si scatenò un incendio e, mentre un'altra nave riportò a rimorchio viveri e munizioni a Genova, il comandante del Croesus diede l'ordine di entrare nella rada di S. Fruttuoso alla massima velocità per arenarsi sulla spiaggia e salvare il maggior numero di vite umane. Ma la nave fu rapidamente avvolta dalle fiamme e i militari per salvarsi si gettarono in mare anche se molti non sapevano neanche nuotare. In loro soccorso accorsero gli abitanti del borgo con numerose barche da pesca. Tra i soccorritori Caterina e Maria Avegno. L'imbarcazione di quest'ultima, madre di sei figli, si rovesciò e i naufraghi disperati, aggrappatisi alla donna, le impedirono di nuotare, causando senza volerlo la sua morte. La coraggiosa donna venne sepolta vicino ai Doria all'interno dell'abbazia e le fu conferita la medaglia d'oro alla memoria (prima donna italiana a riceverla).
Il sacco di Genova
Con questo termine viene indicata una vicenda tra le più tristi che toccarono Genova e la Liguria negli anni successivi all'annessione della regione al Regno di Sardegna.
Tra il 9 e l'11 aprile 1849 dopo che Vittorio Emanuele II, alla fine della prima gruerra d'indipendenza, firmò a Novara l'armistizio con gli Austriaci vittoriosi, nel capoluogo ligure il malcontento popolare diede origine ai Moti di Genova
Il popolo riuscì a ricostituire un governo indipendente ma da lì a poco il Re invio il generale La Marmora a sedare i tumulti.
Gli scontri furono violentissimi e la città venne bombardata, senza preavviso contro ogni regola di diritto internazionale, anche da un vascello Inglese. Inoltre i cannoni posti sul molo a difesa di Genova caddero in mano dei soldati inglesi e rivolti da questi contro la città.
La Marmora prese parecchie posizioni con l'inganno sino alla resa dei rivoltosi.
Durante la rivolta si distinsero molti genovesi e alcuni marinai, membri dell'equipaggio di un brigantino americano, che si schierarono con i cittadini.
Fu questa una delle pagine più buie della storia di Genova perché dopo la fine della battaglia molti soldati si abbandonarono alle più orrende meschinità, uccidendo senza motivo, violentando e rapinando la popolazione.
Capitolo precedente Capitolo successivo